I giorni passano, lenti, ed un altro strato di polvere si è depositato sui nostri cervelli. Forse in primavera, quando faremo le pulizie di stagione, sarà troppo tardi e non riusciremo più a ripulire le nostre menti. Tutta la spazzatura che si è accumulata in questi mesi per le strade del nostro spirito critico, sarà ormai parte integrante del paesaggio e non attirerà più l’attenzione dei nostri occhi appannati.
La gran parte della politica, degli organi di informazione e, di conseguenza, dell’opinione pubblica è ormai totalmente concentrata a spellarsi le mani per applaudire ogni dichiarazione rilasciata da uno qualunque dei due Mario nazionali. Ciò che è successo nelle ultime due settimane, tuttavia, dovrebbe davvero fare pensare.
Parliamo, questa settimana, del Mario di Bruxelles. In una intervista del 23 febbraio rilasciata al Wall Street Journal, e quasi completamente ignorata dalla stampa italiana, il governatore Draghi preconizza per la Grecia l’avvento di un “Nuovo Mondo” che farà da apripista per l’Europa intera. Il consolidamento fiscale, il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e l’abbandono dell’attuale modello sociale saranno le colonne su cui fondare questo neo-tecno mondo: una sorta di manifesto programmatico del sempre più probabile BEG (Banking European Government). A distanza di quattro mesi dal suo insediamento come governatore della Bce, è più facile redigere un primo bilancio dell’opera di Mario Draghi: ha riportato all’1% il tasso di sconto in Eurolandia ed ha organizzato due aste di liquidità illimitata a condizioni particolarmente vantaggiose per le banche. E’ così riuscito, in poco tempo, ad allontanare la speculazione e la paura dai mercati europei ma, così operando, ha fatto molto altro: in qualità di primo difensore degli interessi delle banche, dopo aver foraggiato i suoi azionisti (gli istituti di credito appunto) con circa 1000 miliardi di euro all’1%, non ha posto alcuna limitazione o vincolo sull’utilizzo di quel denaro, ragion per cui si è trattato, a tutti gli effetti, di un aiuto alle banche e non all’economia. Ben diverse, come abbiamo avuto già modo di constatare, sono state le condizioni cui la Bce ha prestato denaro alla Grecia. Non solo. La Banca Centrale Europea, in barba a qualunque regola e principio, ha unilateralmente deciso che i titoli di stato greci, da essa acquistati, non avrebbero subito il taglio di valore (haircut) previsto per ogni altro possessore. Di fatto si è eletta creditore privilegiato. Ovviamente nel silenzio anzi, nell’assenso generale. Chi, d’ora in poi, sarà così stupido da comprare un’obbligazione di uno stato europeo in difficoltà? Spero nessuno, in considerazione del fatto che è ormai evidente che diversi creditori hanno diversi diritti: le regole non valgono più per tutti allo stesso modo. In assenza di norme certe, comanda il più forte. Le banche quindi, che sono riuscite, negli ultimi anni, a cambiare in diverse occasioni le regole del gioco a partita iniziata. Di seguito le più clamorose:
1. Nel settembre 2008 fu impedito agli hedge fund la vendita allo scoperto dei titoli bancari. E chi se ne fregò degli investitori che persero in pochi giorni più del 20% per effetto di quella decisione?
2. Poche settimane or sono, come abbiamo appena ricordato, la Bce ha deciso che l’haircut non era da applicarsi ai titoli di stato greco in suo possesso mentre avrebbe riguardato, per esempio, i cittadini greci già in serissime ristrettezze economiche!
3. Qualche giorno fa l’Isda (International Swap and Derivatives Association) ha dichiarato che i cds (coperture assicurative anti fallimento di un emittente) a protezione del debito greco non dovranno pagare poiché non si è verificato credit event sui titoli di stato della Grecia. Ha dichiarato cioè che non è la Grecia ad essere fallita ma sono i creditori che hanno chiesto la cortesia di non essere pagati subito e tanto, ma piuttosto nei prossimi trent’anni e ad interessi bassi…e nessuno ha detto nulla. Silenzio assoluto.
Un mercato senza regole non è, per definizione, un mercato. Non si tratterà più di investire, ma di scommettere in borsa. A questo punto meglio il gratta e vinci o il win for life.
Penso sia ormai evidente a tutti che Mario Draghi, in qualità di presidente della Bce, stia legittimamente facendo gli interessi delle banche e che, nel perseguire questo scopo, abbia obiettivamente reso i mercati europei molto meno pericolosi e volatili comprimendo, tra l’altro, il costo del debito dei paesi periferici. Ritengo tuttavia questi ultimi, gli effetti secondari, seppur benefici, di interventi volti esclusivamente a garantire la sopravvivenza degli istituti di credito. Ricordiamoci queste cose quando leggiamo l’intervista di Draghi al WSJ (ammesso di riuscire a reperirla!). Quando parla di consolidamento fiscale sta preannunciando, per esempio nel caso dell’Italia, manovre finanziarie da 30-35 miliardi di Euro all’anno per i prossimi vent’anni solo ed esclusivamente per ottemperare a questo impegno. Avete idea di cosa significhi un ventennio di tagli di spesa o di aumento di tasse per quegli importi? Vi aiuto. Quest’anno Monti, per recuperare una cifra simile, ha aumentato i carburanti del 10%, ha reintrodotto l’Imu aumentando il valore catastale degli immobili del 60%, ha aumentato le addizionali regionali Irpef, ha introdotto una tassazione per i patrimoni investiti, ha innalzato l’età pensionabile, ha tassato di nuovo gli importi scudati, ha aumentato le imposte per i beni di lusso….
Quando parla di obiettivo di bilancio si riferisce al fatto che il deficit non deve superare lo 0,5%. Se cioè le entrate dello stato saranno inferiori alle uscite per più dello 0,5% bisognerà necessariamente tagliare le spese quindi i servizi o alzare le tasse.
Quando parla di abbandonare l’attuale modello sociale sta chiedendo la fine del welfare. Ha ragione Draghi quando sostiene che in molti stati europei c’è una sostanziale asimmetria delle tutele: da una parte ci sono i lavoratori più vecchi che guadagnano sempre di più per effetto dell’anzianità e non della produttività, dall’altra i giovani ormai perennemente precari. Ma la soluzione non può e non deve essere la fine del welfare tout court per tutti, ma un modello sociale che riduca le tutele ma le estenda a tutti. Malattia, maternità, infortunio, pensione…non possono essere cancellati con un colpo di spugna.
In altre parole: i tecnici finanzieri stanno cercando di far pagare ai popoli, alle persone, ai lavoratori, i danni provocati dalla finanza. Invece di lavorare per rendere quest’ultima più trasparente, al posto di regolamentare in modo più serio le attività bancarie, ritornando per esempio alla divisione tra banche commerciali e banche d’investimento, si scaricano i costi delle inefficienze dei mercati sui cittadini. C’è sempre più finanza e sempre meno economia. Le banche, una volta, prestavano denaro, adesso controllano i gruppi industriali. I banchieri, una volta, guidavano le banche, adesso governano gli stati. Dobbiamo riappropriarci del nostro spirito critico. Dobbiamo informarci il più possibile attingendo da fonti molteplici e magari indipendenti. La libertà, anche quella di pensiero, la pretendiamo solo quando ci è negata. Nei momenti in cui ne potremmo disporre, preferiamo delegarla. Libertà significa scegliere, e per scegliere è necessario sapere e per sapere bisogna informarsi ed informarsi costa fatica, tempo e a volte anche denaro. La libertà non rende felici, tutt’altro. Ma qualifica l’uomo. Da piccolo mi raccontavano: “C’era una volta un tacchino che, abituato a trovare cibo in quantità nel recinto, smise di usare le ali. Quando vennero per mangiarselo, le sue ali atrofizzate gli impedirono di volare via e di salvarsi”.
Nel 1932, ne “Il mondo nuovo”, Aldous Huxley immaginò una futura società totalitaria i cui cittadini, prodotti industrialmente in provetta, avrebbero goduto di una vita programmata e di un completo benessere fisico grazie ad un condizionamento tecnologico e all’aiuto di sostanze stupefacenti. Paradisi artificiali in cambio di libertà. Nel “Nuovo Mondo” di Draghi, ahimè, non sono previste neppure le droghe!